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Seppur
sinceramente sensibile sin da piccolo a tutte le bellezze di
questo mondo e dello scibile umano, sono state le cose
cose tecniche e scientifiche quelle più capaci di
accendere in me la curiosità, il gusto della scoperta, del
cimento, della sfida continua a spingersi più avanti, più
dentro. Il gusto di capire. E sorprendersi. Ed amare.
I miei
giochi quindi erano molto spesso costruire, montare,
smontare. Rompere mai! (conservo tutt'oggi quasi tutti i miei
"cimeli" di allora). Ricordo ancora vivamente la
brutta sensazione che provai quando mi resi conto di
aver rotto una automobilina. Era di plastica. Era Rossa. Credo di aver rotto uno degli alloggi che ospitava
l'asse delle ruote anteriori. Ma di questo non sono sicuro,
avevo tre anni su per giù...
Insomma,
qualsiasi gioco facessi diventava per me molto serio, molto
"hard". Il meccanismo -qualunque esso fosse- doveva funzionare.
Fosse stato anche un semplice disegno o un acquerello, finivo per cercare la giusta
tecnica per disegnare o per riprodurre le sfumature nella
maniera migliore.
Insomma,
come oggi: quando faccio una cosa: mi ci appassiono,
mi ci "attacco" e quando l'ho finita me la guardo: mi deve
piacere... ognuno ha le sue fisse!
Da
adolescente ho continuato la "carriera", specializzandomi
ovviamente: i miei giochi, che a quell'età cominciano a
"vestirsi bene" cambiando nome in "hobby", divennero i
computer e le ricetrasmittenti.
A pensarci ora, che mi occupo di antenne e
segnali digitali, mi viene la pelle
d'oca... la vita ha una sua alchimia.
Il
diploma di "Perito Industrale Capotecnico Informatico" preso
all' I.T.I.S. "Renato Elia" di Castellammare di Stabia nel
1990 sarà attualmente in qualche polveroso archivio della
scuola, ma più probabilmente del provveditorato, come mi
hanno spiegato all'università -a Fisciano- dove ero andato
qualche mesetto fa convinto di ritirarlo, dimenticando che,
quando vent'anni fa (!), intrapresi gli studi accademici,
nella documentazione ne avevo presentato il certificato
sostitutivo, essendo l'originale non ancora "pronto".
A sette
esami dalla laurea, decido di riversare tutte le mie energie
in quello che è ancora oggi il mio lavoro, e che da più di due
anni ormai contendeva le mie giornate allo studio. In
effetti le richieste dei clienti erano sempre andate
aumentando da quando, un paio d'anni prima, m'ero messo in
proprio smettendo di aiutare mio padre -"Franco" per gli
amici, "don Franco" per i più ossequiosi- e diventandone
concorrente affettuoso, alla buona insomma. Una per tutte per
rendere l'idea: i clienti che chiamano me per avere il suo
numero di telefono e, viceversa. Talvolta divertenti
queste telefonate, nelle quali spesso il cliente esordisce
chiedendo «È il padre o il figlio?». Ed io: «Sono lo Spirito Santo, dite pure!».
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